Banche centrali

Il 2018 della Bank of England: tassi di interesse e Quantitative Easing

Cosa farà la Bank of England nel 2018? Se lo chiedono i Forex trader che sono soliti investire sulla sterlina, una valuta che entra a piena titolo nella categoria major. La Bank of England, infatti, genera market mover di primo piano, come tra le altre cose fanno le altre banche centrali. La politica monetaria influisce in maniera diretta sul valore del pound, mentre le dichiarazioni delle figure dispicco, che rientrano nel contesto generale della Forward Guidance, impattano in modo indiretto ma non meno pesante.

In questo articolo parleremo delle iniziative che la Bank of England ha in serbo per il 2018, partendo però da un’analisi generale dello scenario economico e politico.

Il 2018 della Gran Bretagna

L’anno che si è appena concluso è stato uno dei peggiori per la Gran Bretagna da qualche anno a questa parte. Turbolenze politiche a parte, che pur contano quando si ragiona sull’economia e in particolare sugli assetti economici, Londra ha dovuto affrontare numerose difficoltà. Queste sono simboleggiate dai dati macroeconomici, che hanno deluso parecchio. La delusione è giustificata innanzitutto dalla sostanza dei numeri, ma anche dalla falsa aspettativa secondo cui il paese erano inserito stabilmente – come si evince da quanto accaduto nel 2016 – in un percorso di crescita piuttosto sostenuta. E invece apprezziamo, oggi, una crescita lenta, per giunta inseguita dallo spettro della stagnazione. Una situazione ben diversa da quella che gli analisti si aspettavano e auspicavano. A farne le spese, tra gli altri, è stata proprio la sterlina, che si è resa protagonista di una dinamica ribassista non di poco conto.

Tutto ciò è certificato dai numeri. Nel 2017, l’economia britannica è cresciuta dell’1,5%. Un dato inferiore, e di molto, alle aspettative elaborate l’anno precedente, che parlavano di un discreto 2%. Un dato, però, addirittura inferiore a quello dell’Eurozona, che veniva considerato come il malato della scena internazionale. Per il 2018, almeno stando agli outlook in circolazione attualmente, non c’è da stare allegri. Si prevede, infatti, un 1,4%, quindi un peggioramento.

A preoccupare, però, è soprattutto l’inflazione: troppo alta. Nel 2017, infatti, i prezzi sono aumentati del 3%. Una percentuale troppo alta per un paese sviluppato, e in relazione a salari che crescono troppo lentamente. Quando i prezzi aumentano a un ritmo superiore dei salari la conseguenza è un crollo dei consumi, da qui le difficoltà che riguardano il PIL.

Poi c’è la politica. Teresa May è più debole che mai, e sullo sfondo aleggia lo spettro di una Hard Brexit, ossia di una uscita della Gran Bretagna senza accordo. Certo, questo è lo scenario peggiore e francamente improbabile, ma sottintende una spiacevole verità: nelle trattative, l’attore debole è proprio la Gran Bretagna.

Il 2018 della Bank of England

Come reagirà la Bank of England a questi problemi? Problemi che, riassumiamo, non sono pochi né di poco conto. Tra inflazione alta, crescita lenta, salari bassi e Brexit difficoltosi la BoE si ritroverà con un bel lavoro da fare.

Le previsioni e gli annunci ufficiali parlano di un solo rialzo dei tassi di interesse. Tra parentesi, una stretta monetaria è doverosa, visto l’aumento disordinato dei prezzi. Anche perché la BoE ha ricevuto nell’ultimo anno pressioni da più parte, e solo a novembre – con il primo rialzo da molti anni a questa parte – ha ceduto.

I piano della Bank of England, che appunto vedono un rialzo dei tassi (e uno soltanto) potrebbero saltare proprio a causa della Brexit. Il massimo istituto finanziario britannico ha improntato il 2017 su un percorso molto prudente, che si è tradotto nella conferma dei tassi fintantoché non era risultato chiaro che UK e UE avrebbero iniziato le trattative nel segno della concordia.

Ora,  se la Brexit dovesse risultare più difficoltosa del previsto, e risultare compromessa da diverbi e litigi, la Bank of England potrebbe rispolverare l’approccio prudenziale. In questo caso, molto probabilmente vedremo il rialzo dei tassi a ridosso della fine dell’anno o non vederlo affatto.

C’è anche una piccola possibilità che i rialzi siano due. A detta di molti analisti, questo scenario prenderebbe corpo nel caso in cui la Brexit andasse a buon fine e l’inflazione risultasse più alta del previsto.