Banche centrali

Il 2018 della Bank of Japan: tassi di interesse e Quantitative Easing

Che cosa farà la Bank of Japan nel 2018? E’ una domanda che molti Forex trader si pongono. Lo yen, infatti, pur non facendo ufficialmente parte delle valute major, è comunque presa in grande considerazione. Uno dei motivi risiede nelle similitudini tra l’economia europea e quella giapponese (hanno molti problemi in comune), le quali donano leggibilità alla divisa nipponica. In questo articolo parleremo delle sfide che la Bank of Japan dovrà affrontare nel 2018 e delle politiche che metterà in campo.

Il Giappone nel 2018

Il problema del Giappone è sempre quello, da anni: l’inflazione troppo bassa. Anche nel 2017, i prezzi sono aumentati troppo lentamente e, anzi, l’obiettivo del 2% si è allontanato. A ottobre, infatti, l’inflazione anno su anno segnava un pessimo +0,7%, con un calo dello 0,2% rispetto a settembre.

Se l’inflazione delude, lo stesso non si può dire degli altri parametri macroeconomici. La crescita è solida in Giappone: il PIL è cresciuto dello 0,9% negli ultimi due trimestri. La produzione è aumentata dell’1,6% nel terzo trimestre (anno su anno), accelerano il buon passo rilevato nel secondo (+1,5%). Per quanto riguarda il 2018, i dati sono meno confortanti, almeno sulla carta. Si prevede, infatti, una crescita del PIL inferiore all’1%. In realtà, si tratta di un aumento fisiologico, di media intensità, in quanto rispecchia le attuali potenzialità del paese.

La BoJ nel 2018

Buona crescita, pessima inflazione. Le condizioni dell’economia giapponese sono simili a quelle dell’Eurozona, sebbene i numeri – com’è ovvio che sia – appiano molto diversi. La BoJ dunque si comporterà come la Bce? La risposta è sia affermativa che negativa. In linea di massima, anche l’istituto nipponico punta a una prosecuzione dello stimolo monetario, in termini di tassi di interesse. Questi non dovrebbero essere ritoccati. La differenza principale riguarda il Quantitative Easing. Se la Bce ha optato per un tapering “con riserva”, nel senso che è previsto un ripristino dell’allentamento monetario nel caso in cui l’economia andasse peggio del previsto, la BoJ ha scelto un altro metodo. Complicato nel funzionamento, a dire il vero, ma semplice nell’approccio di fondo: le iniezioni di liquidità dipenderanno, in maniera piuttosto dinamica, dai rendimenti dei titoli decennali.

In questo modo, la Bank of Japan intende tutelarsi dagli squilibri di uno stimolo monetario molto corposo e prolungato nel tempo.

C’è un solo scenario che prevede un rialzo dei tassi: un’approvazione celere delle riforme strutturali sostenute dal premier Shinzo Abe, a cui dovrebbe seguire una messa a regime altrettanto rapida, che sia fonte di un impatto forte e immediato. Tutto molto improbabile, visti i tempi tecnici. Certo, fa ben sperare la solidità del Governo Abe, che ha praticamente in mano il Parlamento.