Banche centrali

BCE, Meeting del 10 aprile 2019: tassi confermati ma novità in vista

In occasione del meeting del 10 aprile 2019, la BCE (Banca Centrale Europea) ha deciso di confermare i tassi di interesse al minimo storico. Il costo del denaro, dunque, rimane allo 0%, i tassi sui prestiti marginali allo 0,25%, i tassi sui depositi al -0,40%.

Niente di nuovo sotto al sole quindi? Non proprio. Il presidente della BCE Mario Draghi, infatti, ha illustrato la road map dell’istituto, consolidando l’approccio che contraddistingue il board da qualche anno a questa parte, caratterizzato dalla volontà di non lasciare spazio alle sorprese. Nello specifico, nella conferenza stampa di accompagnamento, Mario Draghi ha rivelato che i tassi rimarranno al minimo storico almeno per tutto il 2019, e che i primi aumenti verranno realizzati a partire al 2020, se le condizioni economiche lo permetteranno.

Ma c’è di più… Molto di più. Analizzando il contesto economico e finanziario del Continente, caratterizzato da una significativa incertezza, Mario Draghi ha pronunciato alcune dichiarazioni che ricordano il celebre “Whatever It Takes”, frase che è entrata nella storia e che, nel lontano del 2012, praticamente “da sola”, è riuscita a salvare la moneta unica da una crisi che sembrava inevitabile.

Queste le parole di Mario Draghi: “Siamo pronti a usare tutti gli strumenti necessari. Tutti gli strumenti”. Per inciso, allo scopo di contrastare una nuova eventuale recessione.

Insomma, nonostante il Quantitative Easing sia stato destinato alla soffitta, la Banca Centrale Europea potrebbe sfoderarlo nuovamente.

Per onore di cronaca, va detto che il mercato ha inteso queste dichiarazioni come una “minaccia” (o una promessa, a seconda del punto di vista) di una nuova politica monetaria ultra-espansiva, e ha reagito svalutando pesantemente l’euro. Nella mezz’ora successiva alle parole del presidente, l’euro si è portato a quota 1,1241 dollari.

Mario Draghi ha analizzato il contesto a trecentosessanta gradi, ammettendo che il rallentamento economico rischia di protarsi per tutto il 2019. Ha altresì imputato la responsabilità di tale rallentamento non tanto ai fattori interni, quanto a quelli esterni, con esplicito riferimento alle tensioni geopolitiche e alle spinte protezionistiche.

Ciononostante, il presidente ha espresso un parere negativo circa le prospettive di recessione. Un decremento generalizzato del PIL, secondo Mario Draghi, rimane ancora improbabile.

In conferenza stampa sono state spese parole anche sull’Italia, pur in assenza di giudizi netti sul governo attuale. Il presidente ha semplicemente dichiarato che le priorità del Bel Paese sono occupazione e lavoro, e che l’attuale esecutivo sa come affrontare questi problemi.

Giuseppe Briganti

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