Banche centrali

BCE, meeting del 14 giugno 2018: tassi fermi, QE moribondo

La riunione BCE del 14 giugno 2018, nonostante alcune delle iniziative fossero ampiamente anticipate, non è stata affatto priva di spunti interessanti. Prima di tutto, i numeri: i tassi di interesse sono stati confermati allo 0,0% e i tassi sui depositi al -0,40%. Fin qui, niente di strano. Il bello è arrivato con le dichiarazioni del Quantitative Easing, in merito alle quali la Banca Centrale Europea ha fornito le risposte che tutti quanti, analisti, investitori e amministratori, si aspettavano. Ebbene, il QE, il programma di acquisto dei titoli di debito, sta per essere cancellato. Nello specifico, negli ultimi tre mesi del 2018 verrà ridotto 15 miliardi di euro al mese, mentre dal 1° gennaio verrà soppresso del tutto.

Dietro questa decisione, che preoccupa non poco l’Italia e altri paesi ad alto debito, vi è molto banalmente il raggiungimento degli obiettivi di politica monetaria. L’inflazione nell’area Euro, dopo anni di spirale deflattiva, si è portata a un livello vicino al 2% annuo. Gli ultimi previsioni parlano di un ottimo +1,9%. Questo dato va ovviamente visto nel suo complesso, dal momento che cela parecchie disparità all’interno della zona. Per esempio, in Italia l’inflazione è poco sopra l’1%. Ma tant’è, la BCE fa l’interesse di tutti, dunque vale l’1,9% dell’aggregato, piuttosto che il misero punticino del Bel Paese.

Interessante anche la dichiarazione sui tassi di interesse. Per una volta, a BCE non ha lesinato in informazioni. I tassi, per la precisione, verranno lasciati a zero per almeno un anno. Si prevede un primo timido aumento a partire da giugno 2019.

Mario Draghi in conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che questa road map non è incisa sulla pietra ma va guardata con una certa flessibilità. Il presidente della BCE si è detto pronto, a nome dell’intero board, ad ampliare la politica monetaria se ciò si rivelasse necessario. Qualche possibilità in realtà c’è, dal momento che è previsto un piccolo rallentamento della crescita: le stime per il 2018 sono scese infatti dal 2,4% a 2,1%.

La conferenza stampa si è incentrata anche sull’euro. Incalzato sui giornalisti, Mario Draghi si è sbottonato circa i rischi di uscita dalla moneta unica, alla luce dei recenti fatti politici in Italia. Ebbene, in questo senso, ha rassicurato tutti: “L’euro è irreversibile. E’ irreversibile perché è forte, perché la gente lo vuole e perché non porterebbe benefici a nessuno metterne in discussione l’esistenza.nPuò solo fare danni”.

Argomento delle domande è stato anche il momento di caos che, sul fronte dello spread, l’Italia ha vissuto nell’ultimo mese. A chi ha ipotizzato un parallelismo con la crisi del 2011 Mario Draghi ha risposto: “il contagio non è stato significativo, abbiamo registrato un notevole rialzo dei rendimenti sovrani legato a una maggiore incertezza politica ma non abbiamo visto davvero un rischio di ridenominazione del debito. E’ stato solo un episodio locale. Nel 2011 la situazione era del tutto differente. C’era una mancanza di fiducia su diversi Paesi contemporaneamente e la cornice istituzionale dell’euro non era così sviluppata”.

Mario Draghi, poi, ha cercato di gettare acqua su fuoco delle polemiche politiche, soprattutto quelle che hanno come argomento le forze politiche attualmente al potere in Italia, accusate di stabilizzare l’Europa con metodi e contenuti che violerebbero le regole europee. Parole da colomba, quelle del presidente BCE, ma che comunque celano un monito. “Non dovremmo drammatizzare i cambiamenti politici. L’area euro è formata da 19 Paesi, in ognuno dei quali si tengono elezioni. E può essere che ci siano visioni differenti da quelle precedenti. Ma l’importante è che siano discusse all’interno dei trattati, anche se contemplassero cambiamenti”.