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Banche centrali

BCE, Meeting del 26 aprile 2018: tassi fermi, incertezza sul QE

Come ampiamente previsto dagli analisti, e anticipato dalla stessa BCE, la Banca Centrale Europea ha confermato i tassi di interesse in occasione del meeting del 26 aprile 2018. Il costo del denaro rimane, dunque, a zero, e i tassi sui depositi al -0,40%. Il meeting, e la susseguente conferenza stampa, ha fornito l’occasione per discutere delle prospettive economiche dell’area Euro e per parlare della politica monetaria prossima ventura.

In realtà, da quest’ultimo punto di vista, Mario Draghi si è sbilanciato poco, fornendo informazioni specifiche solo per ciò che concerne i tassi di interesse. In buona sostanza, ha dichiarato quanto ha ripetuto negli scorsi mesi: il costo del denaro rimarrà estremamente basso ancora a lungo, ben oltre la fine del Quantitative. E’ proprio sul Quantitative Easing, però, che si addensano le maggiori incertezza. Il numero uno della BCE, infatti, non ha espresso previsioni in merito. Ufficialmente il programma terminerà a settembre di quest’anno, ma non è chiaro se verrà rinnovato – magari in una versione più leggera – o, come desiderano i “falchi” verrà posto in soffitta.

Più dettagliate, invece, le previsioni e le analisi sul fronte macroeconomico. Mario Draghi ha affermato che la crescita si è stabilizzata, anche se su livelli bassi. La ripresa c’è, si è consolidata, ma è lenta. D’altronde, con i pochi punti percentuali di PIL non si può parlare, e né si è mai potuto parlare, di un vero e proprio boom.

Tale ripresa però potrebbe essere messa in discussione, in un prossimo futuro da fattori principalmente esterni. Il riferimento è al protezionismo. Ad ogni modo, Mario Draghi ha dichiarato che gli effetti del cambio di rotta “commerciale” degli Stati Uniti e della Cina sembrano per adesso molto limitati.

Sullo sfondo, il problema di sempre, il vero convitato di pietra di tutte le riunioni della BCE: l’inflazione troppo bassa. I dati parlano, a livello comunitario, di un +1,4-1,5% su base annua, che è una variazione piuttosto lontana dall’obiettivo che il massimo istituto finanziario europeo si è posto. Un elemento positivo, seppur tutto da valutare, è l’incremento dei salari, che sta facendo registrare segnali positivi. Proprio questo aumento potrebbe trasferirsi sui prezzi in generale, facendo guadagnare all’inflazione qualche decimale nel medio periodo.