Banche centrali

BCE, Meeting dell’8 marzo 2018: novità sul Quantitative Easing

Come previsto dagli analisti e ampiamente annunciato dallo stesso Mario Draghi nei mesi scorsi, la BCE ha confermato i tassi di interesse in occasione del meeting dell’8 marzo 2018. Il costo del denaro era e rimane allo 0%. Sulla riconferma nessuno ha mai avuto dubbi. Ben più attese, invece, erano le dichiarazioni circa il Quantitative Easing, che era a un bivio. Ebbene, Mario Draghi si è scoperto più del solito, definendo il futuro del programma di allentamento monetario.

La fine del Quantitative Easing? Non proprio

Nei mesi scorsi, Mario Draghi aveva ribadito che la BCE avrebbe potuto estendere il Quantitative Easing ben oltre il 30 settembre 2018, data “ufficiale” della chiusura del programma, sia dal punto di vista temporale che quantitativo. In parole povere, se il contesto lo avrebbe richiesto, il QE avrebbe proseguito oltre quella data e, se proprio necessario, sarebbe stato aumentato. Le condizioni necessarie erano una inflazione troppo lontana dal target e una nuova crisi economica.

Oggi Mario Draghi ha parzialmente ritrattato. Ha riconfermato la possibilità che il Quantitative Easing possa essere riconfermato anche nel 2019, ma ha escluso che possa essere “rimpinguato”. Insomma, nella migliore delle ipotesi (o peggiore, a seconda dei punti di vista), il programma di allentamento prevederà un acquisto di 30 miliardi di euro di debito al mese.

Le prospettive economiche

Il comunicato stampa e la conferenza di Mario Draghi non hanno coinvolto solo il Quantitative Easing, ma hanno anche descritto l’outlook dell’economia nella zona euro. Prima di tutto, l’inflazione: quella el 2018 è confermata all’1,4%, mentre la stima sul 2019 scende all’1,4%. Invariata quella del 2020: 1,7%.

Per ciò che concerne la crescita, il PIL è dato al 2,4% nel 2018, all’1,9% nel 2019 e all’1,7% nel 2020.

Molto interessante si è rivelata l’opinione della BCE sulla nuova politica protezionista di Trump, che non spaventa più di tanto il massimo istituto finanziario europeo. I rischi legati ai dazi USA, infatti, sono rilevanti ma “non grandi”, almeno per ciò che concerne l’alluminio e l’acciaio.

La BCE ha gettato acqua sul fuoco anche sul fronte dei cambi. L’euro, infatti, è dato per stabile, sebbene – come al solito – soggetto a un attento monitoraggio da parte dell’istituto. Questa volta, dunque, nessun riferimento alla eventuale volatilità determinata dalle politiche americane.