Elezioni americane: mercati prudenti. Gli scenari possibili

Il 9 novembre il mondo conoscerà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Questa campagna per le elezioni americane è stata piuttosto strana: è scaduta più volta nel trash e ha causato parecchia incertezza nei mercati. Gli investitori, a ogni latitudine, temono una vittoria di Donald Trump. La questione non è politica bensì finanziaria. L’imprenditore americano, infatti, porta avanti una filosofia protezionistica che non può piacere ai mercati.

Ad ogni modo, nella giornata del 7 e dell’8 novembre, gli investitori si stanno muovendo molto cautamente. Il motivo è semplice: l’esito, questa volta, non è affatto scontato. La Clinton ha eroso nelle ultime settimane un ampio vantaggio, soprattutto a causa dell’indagine targata FBI sulle ormai celeberrime email. L’indagine si è comunque chiusa, e questo fa pensare a un recupero del terreno, ma il testa è testa è una ipotesi sempre più improbabile. Un altro motivo che spinge i mercati verso la prudenza è rappresentato dal fatto che i mercati hanno già prezzato una vittoria dei democratici alle elezioni americane (quando la loro vittoria sembrava davvero scontata) quindi, attualmente, si preferisce non forzare la mano.

Per comprendere l’attuale fase del mercato e muoversi di conseguenza, è tuttavia necessario considerare quali sono gli elementi che stanno davvero a cuore agli investitori. Come appena accennato, la questione non è politica. Agli operatori importa davvero poco se Trump sarà un buon presidente o meno. Importa, invece, l’approccio che intenderà adottare sul piano internazionale. Il magnate americano è noto per le sue posizione protezionistiche, sono entrate nell’immaginario collettivo le sue filippiche contro il TTIP e la Cina. E’ lecito pensare, quindi, che in caso di una sua elezioni gli scambi commerciali subiscano una importante battuta di arresto.

Anche nell’ipotesi in cui a vincere le elezioni americane fosse la Clinton, i problemi non mancherebbero: il rischio, per altro davvero probabile, è che non abbia una maggioranza sufficiente (nei due rami del Parlamento) a proseguire con la politica di apertura che ha caratterizzato l’amministrazione di Obama. E’ proprio l’equilibrio Camera-Senato a interessare particolarmente i mercati.

Non stupisce, quindi, che per ora i mercati rimangano a guardare. Alla vigilia delle elezioni americane il Nikkei 225 si è fermato a ridosso della parità, nonostante nella giornata precedente abbia guadagnato terreno, sulla scia della chiusura delle indagini a carico della Clinton.

Stesso atteggiamento da parte dei mercati europei. Il Ftse 100 e il Cac 40 hanno palesato un rialzo piuttosto frazionale, che si attesta rispettivamente allo 0,13% e allo 0,12%. Il Dax 30, invece, ha fatto segnare un calo piuttosto risicato dello 0,04%. Un calo del tutto simile ha interessato Piazza Affari (0,15%).

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