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Euro, Calendario Economico del 5 gennaio 2018: focus su inflazione

La giornata del 5 gennaio 2018 si preannuncia molto movimentata per l’euro. Il calendario economico, infatti, riporta un evento certamente in grado di muovere il prezzo della moneta unica: l’inflazione annuale dell’area euro. Ecco, come di consueto, una panoramica degli appuntamenti previsti e le stime degli analisti.

Ore 01.30. Saldo della Bilancia Commerciale in Australia. Australia Trade Balance. Il dato influisce direttamente sulla valuta in quanto modifica quantitativamente la massa monetaria in circolazione. L’Australia è tradizionalmente un paese esportatore (di materie prime), quindi non stupisce l’aumento dell’avanzo commerciale, che con tutto probabilità, è stato maturato a novembre: 550 milioni di dollari australiani rispetto ai 105 del mese predente.

Ore 11.00. Indice dei prezzi al consumo nell’area euro. Euro Zone CPI. L’inflazione bassa è uno dei problemi che da parecchi anni attanagliano l’economia europea. Nonostante il bozooka messo in campo da Mario Draghi, e un costo del denaro praticamente azzerato, i prezzi stentano a prendere il ritmo desiderato. Sicché l’inflazione dell’area Euro da dicembre 2016 a dicembre 2017 dovrebbe essere aumentata solo dell’1,4%, addirittura rallentando rispetto a quella dell’anno scorso (1,5%).

Ore 14.30. Buste paga del settore non agricolo negli Stati Uniti. US Non Farm Payrolls. E’ uno dei market mover più importanti tra quelli che coinvolgono il mondo del lavoro negli Stati Uniti. Nello specifico, indica la variazione nel numero dei salariati a livello mensile. E’ ovvio: un numero in crescita genera un impatto positivo sul dollaro, un numero in decrescita genera un impatto negativo. Le buste paga dovrebbero essere diminuite a dicembre, essendo passate da 228mila a 188mila.

Ore 14.30. Tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. US Unemployment Rate. Il tasso di disoccupazione è il parametro che, convenzionalmente offre la panoramica più esaustiva della salute del mondo del lavoro. Più il tasso di disoccupazione cresce, peggiore è l’impatto del dollaro. Più il tasso decresce, migliore è l’impatto. La disoccupazione negli Stati Uniti dovrebbe rimanere stabile al 4,1%.

Ore 14.30. Variazione nel livello di occupazione in Canada. Canada Employment Change. Il dato misura in termini assoluti la variazione nel numero di occupati nel grande paese nordamericano. Se il numero degli occupati cresce, il dollaro australiano ne trae giovamento, altrimenti ne trae una spinta ribassista. Brutte notizie dal Canada, a dicembre il numero degli occupati dovrebbe essere aumentato di sole 1.000 unità (a novembre era aumentato di 79mila).

Ore 16.00. Indice ISM non manifatturiero negli Stati Uniti. ISM Non Manufactoring PMI. L’indice,elaborato dall’Institute for Survey Management, misura la vitalità del settore primario e terziario. E’ paragonabile al classico PMI. Anche in questo caso lo spartiacque è il valore 50. L’indice relativo a dicembre è dato in aumento: 57,8 rispetto al 57,4 di novembre

Ore 16.00. Indice Ivey dei direttori di acquisti in Canada. Canada Ivey PMI. L’indice è omologabile al classico PMI. Il Canada dovrebbe esprimere un indice relativo a dicembre del 62,2, in calo rispetto a quello di novembre (63,0).