Fed, Meeting del 1° maggio 2019: tassi confermati ma è allarme inflazione

Il 1° si è tenuta la riunione della Fed. Una riunione che, a dire al vero, almeno per ciò che concerne i provvedimenti diretti, non aveva suscitato molte aspettative. Più che altro, analisti, economisti e investitori attendevano dichiarazioni specifiche circa la politica monetaria futura.

Come largamente anticipato, la Fed ha confermato i tassi in territorio neutro, ovvero tra il 2,25 e il 2,50%. Il numero uno della Federal Reserve, infatti, ha negli ultimi messi invocato la necessità di improntare la politica monetaria sì su un percorso di inasprimento, ma molto lento.

A suscitare molto interesse sono state le dichiarazioni rese in conferenza stampa, a cui fanno fatto da sfondo le polemiche con il presidente Trump, che invece invoca un cambio di passo in senso espansivo. Secondo il presidente degli Stati Uniti, sarebbe d’uopo una riduzione dei tassi di almeno un punto, in modo che l’economia possa scrollarsi di dosso i rischi di rallentamento.

Jerome Powell, durante la conferenza stampa post meeting, ha ribadito che la banca centrale è una istituzione apolitica, e dunque ha rivendicato una spiccata indipendenza, rifiutando qualsiasi pressione esterna.

Ciò non significa che la Fed non stia pensando a un cambiamento di segno. La riduzione dei tassi, certo nel medio periodo, è infatti sul tavolo. La questione è stata posta, però, non tanto dalle performance dell’economia reale (che rimangono buone) quanto dall’inflazione. Questa, infatti, da qualche mese si è allontanata dall’obiettivo del 2%. Jerome Powell crede che tale tendenza non abbia a che fare col ciclo economico m sia espressione di un fenomeno puramente transitorio. Se così non dovesse essere, la Fed – a detta del suo stesso governatore – potrebbe appunto riconsiderare la politica economica.

Attualmente, alle condizioni odierne, la Fed aumenterà i tassi di riferimento, per quanto nel medio periodo. Infatti, da qui alla fine dell’anno non sono previsti altri aumenti.

Anche perché, come è stato evidenziato in conferenza stampa, la situazione a livello globale potrebbe rivelarsi meno pericolosa rispetto a quanto non si temesse qualche mese fa. Il rischio di una hard Brexit potrebbe essere scongiurato, e contestualmente le prospettive economico di Cina ed Europa non sono così pessime come si temeva. Dunque, per ora, il contesto non richiederebbe alcun clamoroso cambio di passo da parte della Federal Reserve.

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