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Fed, meeting del 13 giugno 2018: rialzo tassi all’1,75-2,00% e prospettive

In occasione del meeting del 13 giugno 2018 la Fed, Federal Reserve, ha alzato i tassi dall’1,50-1,75% all’1,75-2,00%. Questa mossa era ampiamente prevista, in quanto la banca centrale americana aveva più volte paventato almeno tre rialzi dei tassi nel 2018 e, fino a questo momento, nessun rialzo era ancora stato varato. Il meeting, con il documento finale e la conferenza stampa successiva alle comunicazioni ufficiali, hanno fornito l’occasione per fare il punto sull’economia degli Stati Uniti, sul percorso di raggiungimento dell’inflazione ottimale e sulle prospettive di politica monetaria. Da quest’ultimo punto di vista, si segnalano delle novità.

Nel documento prodotto a seguito del meeting, infatti, la Fed ha tracciato chiaramente il percorso di rialzo dei tassi, introducendo un elemento di novità. I rialzi, infatti, nel 2018 non saranno tre, come paventato fino a qualche mese fa, ma quattro. Il motivo di questa decisione va rintracciato nella solidità dell’economia americana, la quale sta andando leggermente meglio del previsto, e nell’inflazione, che sta lanciando ottimi segnali. La Fed ha inoltre illustrato la road map per gli anni a venire: nel 2019 ci saranno tre rialzi e nel 2020 solo uno. A quel punto, la politica monetaria degli Stati Uniti si sarà posizionata a un livello medio, a metà strada tra accomodamento e restrizione.

La Fed, sempre nel documento, non ha però escluso altre strette. In quel caso, ha specificato che “ulteriori graduali aumenti all’interno dell’obiettivo saranno coerenti con l’espansione sostenuta dell’attività economica, le forti condizioni del mercato del lavoro e l’obiettivo di inflazione vicino al 2%”. La banca centrale, dal canto suo, “valuterà le condizioni economiche effettive e attese, tra cui le condizioni del mercato del lavoro, gli indicatori delle pressioni inflazionistiche e sugli sviluppi finanziari e internazionali”.

In conferenza stampa, invece, il governatore della Fed, Jerome Powell, si è soffermato sui progressi nel campo dell’economia reale: “L’economia degli Stati Uniti è in gran forma, si sta rafforzando e sta facendo progressi”.

Nello specifico, il PIL degli Stati Uniti sta crescendo con un ritmo del 2,8% l’anno, uno dei tassi migliori tra i paesi occidentali. Analogamente, il tasso di disoccupazione è diminuito al 3,6%, in un contesto nel quale gli analisti si aspettavano una riconferma del 3,8% dei mesi passati. A sostenere la crescita è, oltre alla felice congiuntura economica, la politica di shock fiscale decisa da Donald Trump.