Fed, Meeting del 31 luglio 2019: ecco il primo taglio dei tassi dal 2008

Il tanto atteso taglio dei tassi di interesse è finalmente arrivato. La Fed, in occasione del meeting del 31 luglio 2019, ha ridotto i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli dal 2.50% al 2.25%. Non accadeva dal 2008. Che l’evento stia facendo scalpore, nonostante fosse stato ampiamente annunciato, non deve stupire: la Fed aveva inserito il dollaro in un graduale ma solido percorso di inasprimento, ufficialmente per riportare il sistema economico e finanziario alla normalità dopo la scorpacciata di politica monetaria espansiva post-crisi del 2008.

Come sa chi ha seguito le vicende economiche (e non) americane, negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. L’economia ha cominciato a dare segnali di tentennamento. Soprattutto, l’inflazione si è abbassata, fino a mancare completamente il target del 2%. Ecco che da più parti si erano levate richieste di un cambio di rotta, di un clamoroso taglio dei tassi. Si lamentava la necessità non di sospendere la stretta, ma addirittura di trasformarla in un allentamento. La voce più autorevole, o comunque più pesante, è stata quella di Donald Trump.

Dopo qualche mese di tira e molla e qualche (giustificato) attendismo, la Fed di Jerome Powell ha deciso di accontentare mercati, analisti e politici, abbassando i tassi di interesse. Gli interrogativi alla vigilia erano comunque molti: l’eventuale e poi realizzato taglio dei tassi sarebbe stato un provvedimento isolato? L’economia americana è destinata a concludere presto il suo ciclo espansivo? A questi interrogativi la Fed ha cercato di rispondere con la consueta professionalità, un po’ nella nota di accompagnamento un po’ per voce dello stesso Jerome Powell, in conferenza stampa.

Per ciò che concerne il futuro della politica monetaria, Powell ha tenuto a specificare che questo taglio non prelude necessariamente all’inizio di una politica monetaria espansiva. Non è stata ancora decisa una linea da seguire, saranno i dati futuri a guidare le scelte. Il governatore della Fed dà comunque un senso preciso al taglio odierno: “Il taglio di oggi è mirato a sostenere espansione economica del Paese, è una mossa preventiva che serve a proteggerci dai rischi ribassisti, dobbiamo spingere manifatturiero e inflazione”. 

Stando a Powell, l’economia degli Stati Uniti rimane solida, la crescita prosegue per quanto a un ritmo abbastanza moderato. Il tutto è comunque filtrato dalla consapevolezza che “l’indebolimento del manifatturiero e dell’economia globale rappresentano due minacce, due rischi concreti che cerchiamo di combattere”. 

Dunque, gli interrogativi hanno trovato solo una parziale risposta. D’altronde, l’attendismo proattivo della Fed appare come una scelta saggia, visti i tempi e la situazione internazionale.

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