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USD, Calendario Economico del 13 marzo 2018: focus su inflazione USA

La giornata del 13 marzo 2018 si preannuncia discretamente tranquilla, eccetto che per l’USD (dollaro americano). Il calendario economico, infatti, riposta il dato sull’inflazione degli Stati Uniti. Ecco, come di consueto, un focus sui principali avvenimenti in programma e le stime degli analisti.

Ore 01.30. Indice NAB di fiducia delle aziende in Australia. Australia NAB Business Confidence. L’indicatore è frutto di una indagine effettuata su un paniere di 350 aziende australiane, che rispondono circa il proprio grado di fiducia per le prospettive economiche. Il valore che funge da spartiacque tra pessimismo e ottimismo è lo zero. Valori superiori alle aspettative o comunque in crescita imprimono una spinta rialzista alla valuta di riferimento. Valori inferiori alle aspettative o in decrescita imprimono una spinta ribassista. Gli analisti prevedono un indice pari a 9 (precedente rilevazione: 12).

Ore 11.00. Rilevazione ZEW del sentimento sull’economia tedesca. German ZEW Sentiment. L’indice è pressoché identico, per composizione, significato e impatto, al NAB. Persino il paniere è simile: 350 aziende (in questo caso tedesche). L’effetto sulla valuta è però minore, visto che quella tedesca è solo una delle tante economie, ancorché la più forte, dell’area euro. Ad ogni modo, la precedente rilevazione aveva fatto segnare un ottimo 17. Valore, questo, che dovrebbe essere riconfermato.

Ore 13.30. Indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. US CPI. L’inflazione è un dato di fondamentale importanza, uno dei più importanti per gli investitori Forex. Il motivo è semplice: orienta le politiche monetarie, le quali agiscono sul costo del denaro e quindi sui rapporti tra le valute. Nell’immediato, se i prezzi si allontanano dal target (pari al 2% o giù di lì) la valuta di riferimento, in questo caso l’USD,  trae una spinta al ribasso. Se i prezzi si avvicinano, a prescindere dalla direzione, allora la valuta trae una spinta rialzista. Gli Stati Uniti confermano una inflazione ottimale, forse un decimo più bassa dell’ideale ma comunque migliore di quella europea. Anno su anno, i prezzi dovrebbero essere aumentati dell’1,8%.